La Storia di Chicza raccontata attraverso il nostro viaggio in Messico

marcodig News

A novembre 2012 si è tenuto il meeting annuale della “Chicza Family” a Chetumal, Quintana Roo. Un altro importante tassello va ad aggiungersi al mosaico in costruzione.

Sarebbero tante le cose da dire ma soltanto con delle semplici parole non si coglierebbe il vero significato di questo grande progetto che stanno portando avanti i Chicleros. Noi ci proviamo sperando di trasmettervi le stesse emozioni che abbiamo provato in quei giorni.

Non sono molte le persone che hanno avuto la fortuna di addentrarsi nella foresta Maya per vedere dal vivo il duro lavoro dei chicleros; dall’estrazione del chicle alla cottura, fino ad arrivare all’ unico stabilimento al mondo che produce Chicza. Una catena di montaggio” interamente eco-sostenibile formata da uomini e donne che portano avanti un progetto iniziato dai loro avi molto tempo fa. 

Appena si entra nella foresta si percepisce la sensazione di quanto sia piccolo e inerme l’uomo nei confronti della natura, la stessa che attraverso chicza e i chicleros viene preservata e che ci offre in modo illimitato il secondo polmone verde al mondo, quello del Gran Peten. Un beneficio costante per tutto il pianeta attraverso una semplice gomma da masticare. E’ incredibile!

Arrivati davanti ad un enorme albero di chicozapote, il nostro amico chiclero Alfredo ci ha mostrato come si svolge l’ estrazione del lattice facendo delle incisioni a Z. Vederlo, alla soglia dei 50 anni, arrampicarsi fino alla cima come fosse un giovane, ci ha stupiti tutti. In poco meno di un’ ora l’ albero cominciava a dare i suoi frutti; la sacca messa appositamente alla base si stava riempendo e Alfredo sarebbe ripassato a ritirare il suo “prodotto” .

Dopo ciò ci siamo inoltrati in un campo chiclero dove il lattice raccolto viene cotto e lavorato fino a renderlo una vera e propria pasta appiccicosa. Questo è sicuramente il passaggio più duro e faticoso ma allo stesso tempo fondamentale. Alfredo per 2-3 ore ha dovuto mescolare con un “chasmol”, un particolare bastone molto resistente, il lattice che man mano che si cuoceva si induriva sempre di più fino a diventare quasi solido. Un lavoro che in genere si fa in due persone ma all’occorrenza anche soli!

Infine quando è completamente cotto, il chicle viene messo in una tela precedentemente strofinata con una sapone prodotto dalle donne chicleros, anch’esso certificato naturale e senza tracce animali composto da glicerina vegetale raccolta nella foresta. Viene “spalmato”, come potete vedere dalle foto, proprio per non far appiccicare il chicle sulla tela; il passaggio successivo è il riempimento delle marquetas per poi farlo solidificare definitivamente e venderlo al consorzio chiclero.

Finalmente tutti i Chicleros impegnati in questo duro lavoro possono guadagnare fino a sei volte in più rispetto al passato, quando venivano sfruttati dalle multinazionali.

L’ultimo step avviene nello stabilimento situato a Chetumal (Quintana Roo), dove il chicle solido viene lavorato con soli ingredienti naturali fino a creare Chicza, un prodotto di altissima qualità.

Dopo questo entusiasmante viaggio un ringraziamento particolare va alla grande ospitalità del Consorcio Chiclero e a tutti quei Chicleros impegnati a salvaguardare il nostro pianeta! Senza di loro il disboscamento di quelle aeree forestali sarebbe cosa certa!

Un vero esempio di green economy onesta e leale!

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